
Accadeva 121 anni fa. Guglielmo Marconi, dopo vari esperimenti, il 27 marzo 1899 salutava il mondo tramite le “onde hertziane” e metteva in comunicazione Regno Unito e Francia tramite la telegrafia senza fili. Ebbene sì, inaugurava il wireless. La prima comunicazione radiotelegrafica, il primo passo verso la navigazione internazionale “invisibile” che dal traffico aereo passava alla commercializzazione come mass medium negli anni Venti del XX secolo fino ad arrivare in forme diverse a noi, nei nostri anni Venti del XXI secolo.
Noi, figli della comunicazione a grande, grandissima distanza, che abbiamo sostituito le lettere con le mail, i telefoni con gli smartphone, i vecchi computer da tavolo con i portatili, le riunioni con i meeting online. Noi che, nonostante tutto questo progresso, usiamo ancora la radio della trasmissione a impulsi elettromagnetici e dei segnali elettrici negli apparecchi appositi magari non ne sappiamo niente. Quello che sappiamo è che di radio ne abbiamo ancora bisogno. E non perché siamo per forza appassionati di oggetti vintage o sfegatati collezionisti di cimeli storici.
Che siano radio vintage, radio d’epoca, radio a valvole, radio giradischi, radio ART, radio stereo, le vecchie Panasonic o le Zenith radio, oppure che siano le radio per la macchina o le più moderne radio contapassi, le radio-navigatore o le radiosveglie, poco importa.
In qualsiasi modo si siano evoluti questi apparecchi, il nostro rapporto con loro è cambiato poco. Li usiamo ancora e cerchiamo la radio sulla nostra applicazione sul telefono, in qualche negozio oppure su annunci ricercati.

La radio è sempre un mezzo che ci tiene compagnia. Cambia la nostra percezione della realtà, ci rende consapevoli di quanto valore abbia la libertà di pensiero, ma ci permette anche di indirizzarne uno. Di più. La radio è il suono allegro delle notizie al mattino, il nostro karaoke senza testo, la canzone che all’improvviso ti sorprende, una risata a portata di mano, una voce che ti consola, ti ammalia, ti cattura, l’amico sconosciuto che bussa alla porta di casa e parla direttamente con te. È il nostro conoscere tutti senza sapere il nome di nessuno. Il giornalista serio, il professore severo, il personaggio famoso irraggiungibile, una persona qualunque che sta mandando un saluto a chissà chi. Uno speaker che ti fa vedere la strada che percorri ogni giorno e la città dove non sei mai stato. Una botta al cuore in FM.
Mai vero come oggi. I nostri cellulari esplodono perché siamo abituati a usarli per qualsiasi cosa e adesso, costretti a casa 24 ore su 24, non ci basta per fare più cose contemporaneamente. Perciò avere una radio vera sul comodino, sul tavolo in cucina, dentro la doccia o in camera da letto, che non si scarica, non si impalla, non si interrompe se arriva una videochiamata… è molto confortante.
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Infine, per i più creativi, se la “radio” volete farla voi e vi va di cimentarvi nella forma contemporanea del podcast, potete pensare di realizzarne uno. Ci sono diverse piattaforme che vi guidano passo dopo passo a realizzare il vostro podcast in maniera semplice e gratuita, per esempio spreaker.com.
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Registrate tutto, sperimentate, divertitevi e sarete online anche voi.
Maria Ausilia Di Falco
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