Quante volte vi siete svegliati con zero voglia di andare al lavoro? Capita a tutti, soprattutto quando le giornate cominciano a farsi belle, ma anche quando fuori piove e si vuole restare nel tepore del proprio letto.

In questo approfondimento abbiamo quindi pensato di aiutarvi a trovare le scuse perfette per non andare al lavoro, senza far arrabbiare il vostro capo.

Scusa n.1: Imprevisti familiari

Avete presente le carte rosse del monopoli “imprevisti”? Sono una grande fonte di suggerimenti! Certo, non potete dire di esservi dimenticati di pagare una bolletta o di esservi meritati la “prigione senza passare dal via”, ma sicuramente potrete inventarvi che un vostro famigliare ha bisogno del vostro aiuto immediato e siete costretti a non presentarvi in ufficio.

Potete sfruttare scuse come “mia nonna ha bisogno di una mano” o “a mio zio si è rotta la macchina e devo andare a prenderlo”. Insomma, non usate motivazioni troppo tragiche e soprattutto date pochi, pochissimi dettagli. Altrimenti rischiate di impelagarvi in ulteriori domande e/o a finire per contraddirvi.

Scusa n.2: Imprevisto domestico

Un’ottima alternativa all’imprevisto familiare è quello che potrebbe coinvolgere la vostra casa: piano allagato, lavori al piano di sopra che hanno fatto saltare l’elettricità, perdita di gas… insomma, datevi alla creatività per trovare un nuovo problema in casa che vi impedisca sia di andare in ufficio che di lavorare da casa.

Poi fateci sapere cosa vi siete inventati che ha funzionato.

Scusa n.3: Malessere improvviso

Forse la più banale ma sempre valida: dal mal di testa alla presunta intossicazione alimentare, ogni scusa è valida per saltare un giorno lavorativo.

Anche qui fate attenzione a non esagerare il vostro malessere: ricordatevi che deve essere credibile il fatto che sia passeggero o che duri un giorno o due.

Potrebbe anche funzionare un malessere passeggero collegato a una visita medica: “ho mal di denti, il dentista mi ha detto di passare subito e non posso non andare”.

Scusa n.4: Treni in ritardo

Diciamolo: sono più le volte che i treni, ma anche le metro e gli autobus, sono in ritardo o hanno guasti rispetto a quando funzionano regolarmente.

È mai successo a qualcuno di arrivare in anticipo? No. Quindi i ritardi con i mezzi di trasporto sono la scusa perfetta. Ricordatevi che funziona anche se i mezzi sono vostri: si è rotta una gomma, ho dimenticato di fare la revisione e mi hanno beccato quindi sto tornando a casa, l’autostrada è bloccata meglio uscire e tornare a casa…

Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Scusa n.5: Problemi di connessione

Questa vale soprattutto per chi lavora in smart working o remote working (per capire la differenza, approfondisci in questo articolo).

Senza internet, lavorare da casa è praticamente impossibile. La rete può saltare per vari motivi, come dicevamo prima per lavori nel palazzo, oppure per brutto tempo… davvero una scusa infallibile.

Scusa n.6: Motivazione professionale

Questa è decisamente la più azzardata, ma se per caso la provate e funziona, scriveteci perché diventereste i nostri eroi. Funziona soprattutto se lavorate in un’azienda creativa e il vostro capo è uno che ama molto il pensiero “out of the box”, cioè fuori dai canoni standard.

Dovete provare a dire: “Oggi ho bisogno di prendermi una pausa per ragionare meglio su quel progetto molto importante e trovare nuovi stimoli creativi, nuove idee.”

In pratica state dicendo che sì, non lavorerete, ma lo fate per lavorare meglio domani. Impossibile dirvi di no!

Ricordatevi che è fondamentale non abusare di queste scuse e di dosarle nel tempo (non può, per esempio, essere sempre vostra nonna ad aver bisogno di aiuto).

Se cominciate però ad usare queste scuse più del previsto, forse è il momento di cambiare aria: potete quindi iscrivervi ai nostri canali Telegram, dove pubblichiamo ogni giorno le offerte per trovare subito il vostro nuovo lavoro, oppure al servizio alert, per ricevere la mail che mandiamo una volta al giorno con gli annunci più recenti in linea con la vostra ricerca!

Giada Guerreschi
Giada Guerreschi