
Oggi affrontiamo un tema importante per molti di voi: il trasferimento forzato in una nuova sede lavorativa.
Dal momento che può capitare davvero a qualunque azienda di aprire una nuova sede e chiudere quella in cui state lavorando, è fondamentale conoscere i propri diritti e le tutele previste dalla legge.
In questo articolo analizziamo non solo quando l’azienda può obbligarvi a trasferirvi ma anche i diritti che avete a riguardo.
Che Cos’è il trasferimento forzato?
Con trasferimento forzato si intende la richiesta fatta da un datore di lavoro che decide di spostare un dipendente in una nuova sede, solitamente per esigenze aziendali. Questo può comportare un cambiamento di città o addirittura il trasferimento in un altro paese, influenzando la vita privata e lavorativa del dipendente.
Quando è consentito il trasferimento?
La legge prevede che il trasferimento possa avvenire solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Il datore di lavoro deve motivare chiaramente le ragioni del trasferimento, altrimenti il dipendente ha il diritto di contestarlo.
Casi in cui è consentito
Ecco i casi legittimi per cui un lavoratore può essere trasferito:
- Esigenze aziendali: se per esempio l’azienda sta ristrutturando la propria sede o riorganizzando i flussi aziendali, i dipendenti possono essere trasferiti da uno stabilimento a un altro per ottimizzare i costi e migliorare l’efficienza operativa;
- Apertura di nuove sedi: come nel primo caso, se vengono aperte nuove sedi o nuove filiali, l’azienda potrebbe decidere di assumere nuovo personale e amalgamarlo con quello già esperto, per avviare quanto prima la produttività della nuova sede;
- Fusione o acquisizione: anche in questo caso l’azienda per migliorare la fusione con un’azienda appena acquisita potrebbe decidere di spostare il personale da uno stabilimento all’altro;
- Esigenze del mercato: in questo caso se uno stabilimento è più produttivo di un altro, l’azienda potrebbe decidere di non assumere nuovo personale ma di chiudere una sede o ridurre i dipendenti di un particolare ufficio per implementarli nell’organico della sede che rende di più;
- Incompatibilità ambientale: l’azienda potrebbe ritenere opportuno lo spostamento forzato di un lavoratore se quest’ultimo non si trova bene nel team in cui è inserito (sia per cause che lo riguardano direttamente o per screzi avvenuti con i colleghi).
Preavviso e comunicazione
Il datore di lavoro deve comunicare il trasferimento con un preavviso adeguato, generalmente di almeno 30 giorni al dipendente in questione.
Questa comunicazione deve essere scritta, va bene anche con PEC certificata o con un foglio firmato dal responsabile HR o dal datore di lavoro stesso, e deve indicare in maniera dettagliata le motivazioni del trasferimento, la nuova sede e la data di inizio del cambio.
Cosa guadagnano i lavoratori che sono obbligati a trasferirsi
I lavoratori trasferiti hanno diritto a:
- Rimborsi spese: Il datore di lavoro deve coprire le spese di trasloco e altri costi direttamente collegati al trasferimento solo se la nuova sede è in una città diversa dalla prima (per esempio se vi spostano dal centro di Milano alla periferia non avete diritto al rimborso). C’è un range chilometrico da tenere in considerazione, che va valutato caso per caso non solo sulla sede dell’azienda ma anche sulla residenza del lavoratore (in questi casi meglio rivolgersi ai sindacati di zona);
- Indennità di trasferimento: in alcuni contratti collettivi nazionali è prevista un’indennità specifica per compensare i disagi del trasferimento. Anche qui i casi variano a seconda del settore di riferimento.
Tutele per Categorie Protette
I lavoratori appartenenti a categorie protette, come le donne in gravidanza, i genitori con figli piccoli, o chi ha disabilità, hanno maggiori tutele. Per queste categorie, il trasferimento può avvenire solo in casi eccezionali e con ulteriori garanzie.
Varia ovviamente da caso a caso e anche in questo caso consigliamo di chiedere ai sindacati di zona che potranno leggere in maniera approfondita il vostro contratto e darvi consigli pertinenti.
I lavoratori possono contestare un trasferimento?
Se ritenete che il trasferimento non sia per giusta causa, potete contestarlo. Vi consigliamo di:
- Rivolgervi ai sindacati: i sindacati, come dicevamo in precedenza, possono offrire supporto legale e aiutare a mediare con il datore di lavoro;
- Consultare un avvocato del lavoro: è un esperto legale può fornire consulenza specifica sul caso e rappresentarvi in tribunale se necessario. Spesso collaborano con i CAF e i sindacati;
- Documentare tutto: per essere certi di vincere una causa, qualora decideste di impugnare una decisione, tenete una traccia scritta di tutte le comunicazioni e motivazioni fornite dal datore di lavoro, stampatevi le mail appena vi arrivano e se ci sono informazioni che passano su whatsapp, chiedete sempre di ricevere una comunicazione ufficiale scritta per email o posta raccomandata, sempre firmata da un responsabile aziendale.
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Il trasferimento forzato può essere un’esperienza stressante, ma conoscere i propri diritti e le tutele previste dalla legge può fare la differenza. Informatevi, chiedete supporto e non esitate a contestare decisioni ingiustificate. Il vostro benessere e la vostra vita privata sono importanti tanto quanto la vostra carriera.