
Il/la badante è uno di quei mestieri in cui le soft skill superano le hard… o quantomeno si equiparano. Cosa intendiamo con questo? Che le competenze tecniche sono importanti, ma almeno quanto l’empatia e la capacità di cura. Vediamo meglio in cosa consiste questo lavoro.

Chi è il/la badante
Il/la badante, o assistente familiare, è un/una lavoratore/trice che si occupa di assistere una persona non autosufficiente, per lo più anziana. Fa quindi un servizio di cura, oltre che di sorveglianza e di compagnia, e come tale rientra nella categoria dei caregiver.
Quando parliamo di badanti, almeno in Italia, immaginiamo subito delle donne di mezza età e dell’est Europa. Perché sì, in effetti molte di loro rispondono a queste caratteristiche.
Uno, le badanti sono donne perché sin da piccole sono le donne che vengono educate a curare gli altri, quindi è normale che crescendo siano più predisposte a farlo rispetto agli uomini.
Due, sono persone di mezza età perché forse rispetto alle giovani più facilmente possono empatizzare con chi è anziano o non autosufficiente, e magari l’esperienza le ha già portate a farlo in famiglia.
Non mancano comunque badanti uomini, anche giovani e provenienti da varie parti del mondo.
Un’altra cosa che immaginiamo quando pensiamo ai/alle badanti è l’ambiente di lavoro, ovvero la casa. Non la loro, ovviamente – non è uno smart working – ma quella della persona assistita. In realtà, nei casi in cui è necessaria un’assistenza 24 ore su 24 il/la badante si trasferisce a casa dell’assistito, che diventa quindi casa sua, che trasforma il tutto in uno smart working. E si torna al punto di partenza come nel Gioco dell’Oca.
Cosa fa il/la badante
Il/la badante si preoccupa del benessere dell’assistito sia dal punto di vista fisico che emotivo.
Pur non avendo solitamente una formazione specifica come quella dell’operatore socio sanitario (che comprende nozioni di base di anatomia, fisiologia, farmacologia e tecniche di primo soccorso), il/la badante può somministrare dei farmaci, oltre che curare l’igiene personale e l’alimentazione di una persona. Gestisce quindi i bisogni quotidiani di chi non è in grado di soddisfarli individualmente.
Tra le hard skill ci possono essere:
- aiutare la persona nell’igiene personale (lavarsi, vestirsi, andare in bagno, ecc.);
- aiutarla ad alzarsi, camminare e tutto ciò che riguarda gli spostamenti;
- preparare da mangiare e, se necessario, darle da mangiare;
- somministrarle le medicine ed assisterla in varie terapie;
- fare la spesa, comprare medicinali o qualsiasi altra cosa serva alla persona assistita;
- pulire e riordinare la stanza della persona, se non l’intera casa;
- accompagnarla dalla dottoressa/dottore, oppure semplicemente farle fare delle passeggiate all’aperto.
Chiaramente, le mansioni dipendono dalle necessità della persona che viene assistita. Magari non serve fare la spesa ma fare da mangiare sì. Oppure non serve fare da mangiare ma un supporto nell’igiene personale sì. Insomma, ogni situazione è diversa dall’altra.
Le soft skill sono più o meno le stesse di caso in caso, ovvero:
- mettersi in ascolto per capire quali sono le necessità della persona;
- tenerle compagnia alleviandone il senso di solitudine;
- confortarla e, per quanto possibile, offrirle la propria vicinanza emotiva.
Ecco, in definitiva è questo che viene richiesto al/alla badante: la capacità di comprendere l’altro, mettersi nei suoi panni e per quanto possibile dargli affetto. Certo, è un lavoro, non è che si può provare qualcosa per soldi. L’empatia è in ogni caso una qualità richiesta, che rende questo mestiere anche più facile da svolgere. Del resto, come ci si può prendere cura di qualcuno da cui si vuole scappare?

Meglio un/una badante o una residenza per anziani?
Mettiamoci ora dal punto di vista di chi potrebbe aver bisogno di questa figura professionale. Succede solitamente quando arrivano gli acciacchi della vecchiaia.
Le persone anziane stesse e i loro familiari cominciano a dire Ok, c’è bisogno di una mano… ma da chi? Meglio rimanere a casa e prendere un/una badante o andare in una residenza per anziani?
Beh, dipende dalla situazione e dalle persone coinvolte. Ci sono infatti vari aspetti da tenere conto.
Se la persona ha bisogno di cure mediche specifiche, forse meglio scegliere un centro con un’equipe medica preparata ad ogni evenienza… Oppure anche un OSS, se la persona malata non vuole spostarsi da casa!
Nel caso in cui non intenda spostarsi da casa e non abbia bisogno di chissà quali cure mediche, allora un/una badante ci sta.
Non disdegna la compagnia di altre persone, magari della sua stessa età, con cui passare il tempo? Senza dubbio meglio una casa di riposo.
In quanto ai costi generali, tendenzialmente meglio un/una badante poiché si paga il servizio e non l’alloggio (a meno che non si paghi molto per l’affitto della casa e allora…). Anche se non è detto.
Vi piace l’idea che una persona diventi in qualche modo parte della famiglia? Anche qui ben venga il/la badante. Se invece vi piace di più l’idea che le persone a disposizione dell’assistito/a siano varie, allora beh, meglio la residenza.
Insomma le possibilità sono varie, e conviene valutare caso per caso per capire quello che fa per noi.

Badanti in regola oppure no?
Sebbene alcune di queste figure operino in nero, è sempre più frequente (per fortuna) l’abitudine di metterle in regola.
A seconda dei diplomi conseguiti e di eventuali specializzazioni, il/la badante potrà essere inquadrato/a nel giusto livello, secondo le condizioni stabilite nel CCNL: Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Il contratto dovrà riportare diverse informazioni: dall’orario di lavoro al giorno di riposo, dal periodo di ferie alle specifiche mansioni richieste.
Ci sono in ogni caso delle differenze tra badanti conviventi (cioè quelle/quelli che vivono a casa dell’assistito) e badanti non conviventi.
I/le badanti non conviventi possono lavorare al massimo 40 ore a settimana, ovvero 8 ore al giorno, con due giorni settimanali di riposo.
I/le badanti conviventi invece possono lavorare al massimo 54 ore a settimana, con 36 ore di riposo e una ripartizione dei giorni feriali e festivi che può essere fatta a seconda delle esigenze di tutti. Per quanto riguarda le ferie, comunque, secondo il CCNL dovrebbero consistere in 26 giorni l’anno.
Insomma, speriamo di aver dato a tutte e tutti delle informazioni utili. Dopodiché sarebbe bello non aver mai bisogno di qualcuno che ci assista, oppure che questo qualcuno sia già stipendiato dallo stato con le nostre tasse.
E comunque c’è un’ottantenne che ha deciso di passare gli ultimi anni della propria vita in crociera… Può essere un’idea!

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